lunedì 30 gennaio 2012

Trasloco

Mi sono trasferita qui www.saracrimi.com, è la nuova veste del mio vecchio sito di lavoro, con il mio curriculum e un blog in cui si parla di lavoro in senso lato.

mercoledì 17 novembre 2010

Libri nel cassonetto


Succede a Verona.
Grazie a Facebook si sta spargendo la voce per accorrere in loro soccorso, ma la tristezza è tanta e le considerazioni sullo stato in cui versa il nostro livello culturale medio potrebbero essere numerose quanto ovvie.
(Copyright dell'immagine: http://www.larena.it/galleries/Fotogallery/fotodelgiorno/234118/)

domenica 14 novembre 2010

Troppo onore, Mr. Hornby, troppo onore!

Sul mio comodino, così come sugli scaffali delle mie librerie, dimorano pile e pile di libri che compulsivamente acquisto e che, per ovvia mancanza di tempo, non leggo subito dopo l'acquisto. Accade dunque che mi ritrovi a leggere un libro comprato da tempo, senza ricordare il motivo che mi aveva spinto all'acquisto.
Leggo sempre molto volentieri Nick Hornby, quindi nel prendere in mano "Shakespeare scriveva per soldi" comprato - come mi dice la data che scrivo sempre sui libri non appena questi fanno il loro ingresso in casa mia - nel 2009, non mi sono domandata il perché avessi comprato questo volume.
L'altra sera l'ho capito.
A pagina 55 (e in quarta di copertina) leggo:
Il problema della lettura è che non finisce mai. L'altro giorno ero in una libreria a sfogliare un volume che si intitolava più o meno "I 1001 libri da leggere prima di morire" (e, senza far nomi, devo dire che il compito imposto dal titolo è impossibile per definizione, visto che almeno quattrocento dei libri indicati ucciderebbero comunque), ma da lettura nasce lettura - è proprio questo il punto, no? - e uno che non devia mai da un elenco prestabilito di libri è già intellettualmente morto
Faccio un salto nel letto (leggo solo prima di dormire, ormai) e in un attimo ricordo di me al supermercato che prendo in mano distrattamente il libro, lo giro, leggo la quarta e mi metto a ridere: quel libro l'ho tradotto (anche) io.
Come diceva Marilyn Monroe, non importa se se ne parla bene o male, l'importante è che se parli.
Quindi, grazie Mr. Hornby, troppo onore!

giovedì 4 novembre 2010

Refusi

Mi si fa amorevolmente notare che "si scrive _compulsivo_ non _complusivo_" (vedasi post del 29 ottobre). A parte il cilicio appena estratto dal cassetto, mi domando perché questo refuso ripetuto, e non posso non notare che negli ultimi tempi, quando scrivo, inverto sempre più spesso le lettere nelle parole: vecchiaia? stanchezza?

sabato 30 ottobre 2010

"La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare"

Cioè uno di quei momenti in cui ti accorgi che qualcosa è cambiato, qualcosa di profondo e di determinante. Ti rendi conto di aver abbandonato un'abitudine che avevi da ventidue anni, un tic contro il quale hai combattuto per due terzi della tua vita, che credevi più forte, automatico e inconscio di te. E sei ancora incredula, ma sorridi a questa nuova te che vuole solo farsi conoscere.

venerdì 29 ottobre 2010

ossessivo-complusiva...

...capace di emozionarsi per un nonnulla.
Nel giro di due minuti accade che l'Amica psicologa (o psicoterapeuta [santiddio non ho ancora capito la differenza]) mi definisce "un'ossessivo-complusiva che ha trovato il suo mestiere" (e questo solo perché le ho segnalato delle discrepanze nelle virgolette di un testo che mi aveva chiesto di controllare [sorriso]), che una collega ("collega" in questo caso è un gesto di presunzione da parte mia, ché lei è molto più brava di me) scrive su Facebook che un test di personalità l'ha definita allo stesso modo, che sempre su Facebook accetta la mia richiesta di amicizia una delle traduttrici più brave d'Italia, che ancora Facebook mi rivela che ho fra i contatti due traduttori che hanno tradotto uno dei miei romanzi preferiti...e allora mi commuovo, e sono felice come una bimba.
Ossessivo-complusiva col cuore tenero.

lunedì 25 ottobre 2010

Niente da fare...

...la parola scritta, pensata, cancellata, riscritta vuole sempre la sua parte, reclama comunque il suo contributo.
Tenere un blog, per me, nacque come una sfida contro la naturale ritrosia a mettermi in mostra. Il mio primo blog (ancora visibile sul mio profilo, perché - per quanto non mi riconosca più in quel modo di scrivere - è un pezzo di me) rispecchiava quella che ero, e che da un certo momento in poi non volli più essere.
Aprii dunque questo. Ci misi tanto di me, soprattutto nello stile e nel modo di accostarmi alle cose.
Poi, come spesso accade, la vita mi ha messo davanti a eventi che mi hanno fatto perdere la voglia di entrare nel merito sulla pubblica piazza e, siccome parlare di altro non aveva senso, ho smesso di scrivere.
Poi, come altrettanto spesso accade, la vita mi ha ricordato una cosa fondamentale: io di parole scritte ci vivo, e se smetto di scrivere (o se mi limito a farlo su FaceBook) non sono più io. Ho visitato i blog linkati qui a sinistra, e ci ho trovato una ricchezza e una profondità bellissime e nutrienti. All'improvviso mi sono resa conto di quanto mi siano mancate le parole degli altri, di quanto mi siano mancate le mie.
Ieri sera passeggiavo con Piper (la figlia di Kika, l'altra cagnolina che condivide la vita con noi) e ho pensato a quelli che dicono che i doppiatori sono attori mancati, e i traduttori sono scrittori mancati. Mi sono detta che non è così: i doppiatori sono attori che esprimono il loro talento con mezzi diversi dagli attori, i traduttori...beh...non so se siano scrittori, di sicuro con questi ultimi condividono il bisogno di andare a braccetto con la parola scritta.
Sì, sono tornata. E ne sono felice.