venerdì 31 ottobre 2008

Armoniche dissonanze...

...la pioggia battente...
...la musica sudamericana...
...il caffè caldo...
...il freddo nelle ossa...
...il profondo senso di tristezza...
...e la consapevolezza di farcela.

giovedì 30 ottobre 2008

La giornata delle erre cassate

Ieri mi sono concessa un lusso: lavorare, o meglio impostare un lavoro, ascoltando la radio. È stata una bella giornata, rilassante. Ho lavorato più del solito, perché la compagnia della musica mi ha aiutata a concentrarmi.
Tuttavia...
...quando, la sera, sono andata a revisionare ciò che avevo fatto mi sono accorta con sconcerto di aver saltato un buon ottanta per cento delle erre presenti nelle parole. Solo le erre. È assurdo, lo so, e forse questo post non ha senso. Però mi ha colpito e non faccio che pensarci. Perché è successo? Perché solo quella lettera?
Agli psicolinguisti l'ardua sentenza.

Iei mi sono concessa un lusso: lavoae, o meglio impostae un lavoo, ascoltando la adio. È stata una bella gionata, ilassante. Ho lavoato più del solito, peché la compagnia della musica mi ha aiutata a concentami.
Tuttavia...
...quando, la sea, sono andata a evisionae ciò che avevo fatto mi sono accota con sconceto di ave saltato un buon ottanta pe cento delle ee pesenti nelle paole. Solo le ee. È assudo, lo so, e fose questo post non ha senso. Peò mi ha colpito e non faccio che pensaci. Peché è successo? Peché solo quella lettea?
Agli psicolinguisti l'adua sentenza.

domenica 26 ottobre 2008

La storia di Pinuccia

Qualcuno si è chiesto chi sia Pinuccia.
Ecco la sua storia, e l'origine di questo blog.
Qualche anno fa, la scrivente e la sua amica L. frequentavano un master in traduzione letteraria per l'editoria e si sentivano due piccole Calimero. Nessuno le considerava, i curricula giacevano tristi nei cestini dei rifiuti delle case editrici e le (allora) piccole protagoniste si sentivano delle cacchette di insetto spiaccicate senza speranza sul parabrezza del rutilante mondo dell'editoria.
La due piccole Fiammifferaie della carta stampata si barcamenavano come potevano, fra lavori e lavoretti che comunque arrivavano e venivano salutati come la manna di biblica memoria. Ci credevano e andavano avanti, ognuna col suo personale modo di affrontare la vita, ma sempre sostenendosi a vicenda. La prima alzando le barricate, la seconda condividendo i lavori. A volte era tragico, a volte divertente.
Si chiacchierava tanto, si rideva fino alle lacrime, e quando queste ultime erano di sconforto ce le si asciugava a vicenda. Poi un giorno L., per consolarsi e consolare la scrivente, redasse le biografie semiserie di entrambe:
L.S. - Vive e traduce a Bologna in un quartiere radical a prezzi chic, in compagnia di un marito, quattro piccioni (uno per ogni finestra) e una colonia di scarafaggi gialli. Sa benissimo cosa vorrebbe fare da grande, ma le manca il fattore Pinuccia.
S.C. - Vive tra Modena e la sua tenuta di Cortile di Carpi, con un marito, un figlio, due cani e un'ulcera duodenale. Si divide fra traduzione, redazione e raccolta di pere, attendendo ansiosamente, insieme all'amica-collega L., l'epifania di Pinuccia.
E qui entra in scena Pinuccia, nelle nostre fantasie l'ipotetica amica della cugina di una collega che - grazie a una raccomandazione di ferro - ci avrebbe spalancato le porte dell'Olimpo, quelle stesse porte che credevamo chiuse ad interim.
Queste righe sono state il mio profilo da blogger. L'ulcera duodenale è diventata "sospetta" giusto per non portami sfiga da sola, l'attesa di Pinuccia è rimasta.
Dopo più due anni e una ventina di libri mi sono svegliata al fatto che Pinuccia non arriverà mai. Ho capito che non ho alcunché in comune con Calimero (che mi sta pure sonoramente sulle palle) e che io sono la Pinuccia che stavo aspettando, dovevo solo vederlo.
E perché l'abbandono del vecchio blog? Perché aprirne uno nuovo?
Perché quando ho aperto quello vecchio avevo l'esigenza di uscire allo scoperto, di andare nel mondo, di essere visibile, di espormi per quella che ero e per ciò che scrivevo.
Solo che, dopo un anno abbondante (tanto è durata quell'avventura), mi sono scoperta diversa. O meglio, ho iniziato a vedere sotto la scorza. In questo anno, assieme ai chili se ne sono andati degli strati, delle corazze, un modo di avvicinarmi alla vita e di metabolizzarla nel quale oggi non mi riconosco più.
La vita mi ha dato dei segni, ho stentato un po' a riconoscerli ma poi ho capito. Nelle ultime due settimane mi è capitato con una frequenza inquietante di sbagliare, di fraintendere e di essere fraintesa. È stato un dolore profondo, che chi fa questo mestiere può di certo capire al volo, gli altri lo capiranno perché mi vogliono bene. Ci ho fatto dei pianti pazzeschi. Scivolare sulle parole, incespicare sulle frasi, fraintendere dei significati è il peggio che può capitare a un traduttore. E a me, nel giro di poco tempo, è successo tante, troppe volte.
Adesso capisco anche il perché: continuavo ad accostarmi alle parole nel modo affamato e - mi si consenta la bruttura - fagocitante che aveva sempre caratterizzato la mia vita.
Oggi che non fagocito più il cibo, perché dovrei continuare a farlo con le parole?
Oggi non prendo appunti né formulo pensieri secchi.
Oggi scrivo e riscrivo, leggo e rileggo.
Forse questo blog ne perderà in ironia e in mordente, o forse no. Di certo io sono cambiata troppo per continuare su quella strada, con quella modalità.
L'anno scorso mi dovevo scoprire e l'ho fatto.
La grande sfida di oggi è quella di dare spazio alla lentezza, alla creatività, alla profondità, senza trincerarmi più dietro a uno stile che non è più il mio.

sabato 25 ottobre 2008

Intro

Come prima cosa, ho modificato il mio profilo.
Pinuccia è arrivata: sono io.