domenica 26 ottobre 2008

La storia di Pinuccia

Qualcuno si è chiesto chi sia Pinuccia.
Ecco la sua storia, e l'origine di questo blog.
Qualche anno fa, la scrivente e la sua amica L. frequentavano un master in traduzione letteraria per l'editoria e si sentivano due piccole Calimero. Nessuno le considerava, i curricula giacevano tristi nei cestini dei rifiuti delle case editrici e le (allora) piccole protagoniste si sentivano delle cacchette di insetto spiaccicate senza speranza sul parabrezza del rutilante mondo dell'editoria.
La due piccole Fiammifferaie della carta stampata si barcamenavano come potevano, fra lavori e lavoretti che comunque arrivavano e venivano salutati come la manna di biblica memoria. Ci credevano e andavano avanti, ognuna col suo personale modo di affrontare la vita, ma sempre sostenendosi a vicenda. La prima alzando le barricate, la seconda condividendo i lavori. A volte era tragico, a volte divertente.
Si chiacchierava tanto, si rideva fino alle lacrime, e quando queste ultime erano di sconforto ce le si asciugava a vicenda. Poi un giorno L., per consolarsi e consolare la scrivente, redasse le biografie semiserie di entrambe:
L.S. - Vive e traduce a Bologna in un quartiere radical a prezzi chic, in compagnia di un marito, quattro piccioni (uno per ogni finestra) e una colonia di scarafaggi gialli. Sa benissimo cosa vorrebbe fare da grande, ma le manca il fattore Pinuccia.
S.C. - Vive tra Modena e la sua tenuta di Cortile di Carpi, con un marito, un figlio, due cani e un'ulcera duodenale. Si divide fra traduzione, redazione e raccolta di pere, attendendo ansiosamente, insieme all'amica-collega L., l'epifania di Pinuccia.
E qui entra in scena Pinuccia, nelle nostre fantasie l'ipotetica amica della cugina di una collega che - grazie a una raccomandazione di ferro - ci avrebbe spalancato le porte dell'Olimpo, quelle stesse porte che credevamo chiuse ad interim.
Queste righe sono state il mio profilo da blogger. L'ulcera duodenale è diventata "sospetta" giusto per non portami sfiga da sola, l'attesa di Pinuccia è rimasta.
Dopo più due anni e una ventina di libri mi sono svegliata al fatto che Pinuccia non arriverà mai. Ho capito che non ho alcunché in comune con Calimero (che mi sta pure sonoramente sulle palle) e che io sono la Pinuccia che stavo aspettando, dovevo solo vederlo.
E perché l'abbandono del vecchio blog? Perché aprirne uno nuovo?
Perché quando ho aperto quello vecchio avevo l'esigenza di uscire allo scoperto, di andare nel mondo, di essere visibile, di espormi per quella che ero e per ciò che scrivevo.
Solo che, dopo un anno abbondante (tanto è durata quell'avventura), mi sono scoperta diversa. O meglio, ho iniziato a vedere sotto la scorza. In questo anno, assieme ai chili se ne sono andati degli strati, delle corazze, un modo di avvicinarmi alla vita e di metabolizzarla nel quale oggi non mi riconosco più.
La vita mi ha dato dei segni, ho stentato un po' a riconoscerli ma poi ho capito. Nelle ultime due settimane mi è capitato con una frequenza inquietante di sbagliare, di fraintendere e di essere fraintesa. È stato un dolore profondo, che chi fa questo mestiere può di certo capire al volo, gli altri lo capiranno perché mi vogliono bene. Ci ho fatto dei pianti pazzeschi. Scivolare sulle parole, incespicare sulle frasi, fraintendere dei significati è il peggio che può capitare a un traduttore. E a me, nel giro di poco tempo, è successo tante, troppe volte.
Adesso capisco anche il perché: continuavo ad accostarmi alle parole nel modo affamato e - mi si consenta la bruttura - fagocitante che aveva sempre caratterizzato la mia vita.
Oggi che non fagocito più il cibo, perché dovrei continuare a farlo con le parole?
Oggi non prendo appunti né formulo pensieri secchi.
Oggi scrivo e riscrivo, leggo e rileggo.
Forse questo blog ne perderà in ironia e in mordente, o forse no. Di certo io sono cambiata troppo per continuare su quella strada, con quella modalità.
L'anno scorso mi dovevo scoprire e l'ho fatto.
La grande sfida di oggi è quella di dare spazio alla lentezza, alla creatività, alla profondità, senza trincerarmi più dietro a uno stile che non è più il mio.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Cara neo-Pinuccia,
collega e soprattutto amica preziosa, leggerti mi ha emozionata assai. Anche io mi sento in piena evoluzione; nonostante la stanchezza che mi sfianca riesco a riconoscere i segnali di un cambiamento in atto. Posso solo dire che la P.F. si sta a poco a poco dileguando anche se non è scomparsa. Non so se diventerò anch'io Pinuccia o Pinuccia2; per ora, liberatami quasi completamente dal peso delle scatole di fiammiferi, mi accontento di sentirmi più leggera.
Ti abbraccio!

valverde ha detto...

Ti sarò sempre vicina ..nel cuore e nei pensieri mia cara...S. o Pinuccia...è bello vedere come stai evolvendo e che splendida persona sei...Ti abbraccio, ti voglio bene ross
p.s. Pinuccia è bellissima...forse in ognuno di noi ..ad un certo punto ..nasce e cresce una Pinuccia...