sabato 15 novembre 2008

Quattro per mille

Secondo le statistiche, quattro bambini su mille muoiono in utero a pochi giorni dalla data prevista del parto per lo strozzamento causato dal cordone ombelicale.
Per quanto ci si possa dire che certe cose succedevano solo nell’Ottocento, questa volta la statistica ha colpito molto vicino a noi.
Il 12 novembre doveva nascere un bambino, invece siamo andati al suo funerale. Una giornata di pioggia, un unico colore grigio avvolgeva il cielo, l’aria e la terra, grigio come l’asfalto, come il macigno che avevamo tutti sul cuore.
Una madre cui il pianto ha cambiato i connotati. Un padre composto e dignitoso in un dolore che lo schiaccia fino a costringerlo ad accasciarsi in lacrime fra le braccia degli amici. Una madre che trova la forza e la dignità di arrabbiarsi col suo bambino che “poteva aspettare sei giorni”. Un padre incredulo che si chiede “perché a me?”.
E poi noi, gli amici, che viviamo questo dramma fra mille sentimenti. Chi ha figli ringrazia anche gli dei in cui non crede, o passa le giornate ad accarezzare il piccolo che non fa parte di quel quattro per mille. Gli amici che non osano guardare in faccia quei genitori, che a giusta ragione si sentono tali nonostante tutto. C’è chi piange, chi bestemmia, chi tenta di rifugiarsi nella fede – con scarsi risultati, ammettiamolo.
E ancora quella madre e quel padre che sarebbero dovuti uscire dall’ospedale con il loro bambino in braccio, e invece dall’ospedale esce una bara bianca lunga cinquanta centimetri.
Gli addetti caricano la bara sul carro funebre. Sono così stordita che per un attimo mi sembra un giocattolo.
Il carro funebre se ne va, da solo. I genitori restano lì, impietriti.
Fra qualche giorno riceveranno l’urna.

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