giovedì 29 gennaio 2009

Capannone by night

I pavimentisti tervigiani, come i traduttori, lavorano anche di notte.
E con ottimi risultati, direi.

martedì 27 gennaio 2009

The Cortile Hall of Fame

Stamane all'alba, tre nerboruti pavimentisti trevigiani si sono presentati alla nostra porta su questo agile mezzo di trasporto

e, in men che non si dica...
TA-DAH!

sabato 24 gennaio 2009

La quinta frase del terzo paragrafo

Secondo una teoria, ogni libro può essere consultato come l'I Ching. Ci si deve porre una domanda e poi aprire un libro e leggere, come risposta, la quinta frase del terzo paragrafo.
L'ho fatto.
Le domande che ho posto non le rivelo in pubblico, ma le risposte sono state queste:
«Quindi montami in groppa e faremo un tentativo.»
e
«O essere stato, come Minnie, un bambino prigionierio della sua gabbia di asmatico che ebbe sete di imparare tutto subito per alzarsi dal suo letto di malato.»
Carino, no?

Un pavimento di ferro

S'immaginino, i miei lettori, la scena che segue: la scrivente - indossato un rude paio di stivalacci sotto la minigonna di cui al post "Dei pregiudizi e di altre catastrofi" - si avventura fra i detriti e il fango dell'aia per scattare le foto qui sotto.
Il pavimento del capannone, che sta sempre più assumendo i contorni del Duomo di Milano, viene rivestito di due-tre strati di rete di ferro il cui costo al chilo si avvicina in maniera inquietante alla tariffa a cartella percepita da noi poveri traduttori.
Segue foglio di tessuto-non-tessuto e antigelificante [sic] pre cemento (che saluteremo con festa danzante e calchi delle mani impresse in guisa di marciapiede hollywoodiano delle stelle).

domenica 18 gennaio 2009

Come arrotolarsi su una frase (corta) e vivere felici

Mi esercito su un testo che comincia così:

«The river is very still on the curve where the eucalyptus dips towards the water.»

I miei lettori non si facciano ingannare dall’apparente semplicità della frase, perché queste quindici parole contengono diverse difficoltà, o quantomeno diversi spunti di riflessione.
Butto giù qualche versione:

«Il fiume, nell’ansa in cui l’eucalipto si flette verso l’acqua, scorre tranquillo.»
«Nell’ansa in cui l’eucalipto si flette verso l’acqua, il fiume scorre tranquillo.»
«Il fiume scorre tranquillo nella curva in cui l’eucalipto si flette verso l’acqua.»

Siccome mi provocano tutte un senso di fastidio misto alla voglia di cambiare mestiere, ci ragiono un po’ sopra:

1) «is very still»: «scorre tranquillo»? è una soluzione immediata e, mi pare, abbastanza vicina al sentire italiano, ma, mi chiedo, per quanto lo scorrimento sia tranquillo, non è un movimento eccessivo per un «very still»? già «still» di per sé basta a mettere in pausa un’intera frase, associato a «very» direi proprio che non possa tollerare alcun tipo di movimento, nemmeno uno tranquillo. Quindi che si fa? «Il fiume è immobile»? Oddio, è una possibilità… il dizionario associa «still» a «water» e traduce «acque chete», il che non suscita moti di entusiasmo nella scrivente…vediamo che succede

«Nella curva in cui l’eucalipto si flette verso l’acqua, il fiume è immobile.»
«Il fiume è immobile nella curva in cui l’eucalipto si flette verso l’acqua.»


2) poi c’è quella bella «curve» che sulle prime ho tradotto con «ansa», ma poi – sempre perché la fiducia nell’autore è tutto ;-) – ho cominciato a domandarmi perché non avesse scelto «bend», e il dizionario che spiega come «curva» sia iperonimo di «ansa»…e allora bocciata l’ansa, vai di curva. E che dire della preposizione articolata? «nella»? «sulla»? «in corrispondenza della»? «presso la»? Vogliamo parlare del «where»? Parliamone… «dove»? «in cui»? Alla fine mi sa che mi butto sul «dove», ma da qualche parte mi cozza.

«Nella curva dove l’eucalipto si flette verso l’acqua, il fiume è immobile.»

3) «dips towards» cosa ci vuole dire? Non ci fosse quel «towards» non avrei dubbi, perché il verbo in sé è piuttosto evocativo (i nachos intinti nella salsa) e ho in mente mille immagini di romantici salici piangenti che immergono le punte dei rami nelle acque di qualche fiume o canale francese. «si inclina»? «si piega»? curva/piega? curva/inclina?

«Nella curva dove l’eucalipto si piega verso l’acqua, il fiume è immobile.»
«Nella curva dove l’eucalipto si inclina verso l’acqua, il fiume è immobile.»

Sì, forse «Nella curva dove l’eucalipto si inclina verso l’acqua, il fiume è immobile.» è la versione che più si avvicina alla decenza. A patto di fingere di non vedere che ho rivoltato la frase, naturalmente.
Adoro dedicarmi alla cardatura di lana caprina…

sabato 10 gennaio 2009

Dei pregiudizi e di altre catastrofi

Alle sette di mattina, dopo un'ora e mezzo di traduzione di un testo di narrativa, mi accorgo di essere cresciuta con due grandi pregiudizi su me stessa: quello di non potermi permettere di indossare la minigonna e quello di non saper scrivere.
L'altro giorno ho abbattuto il primo: grazie al sostegno dell'Amica mi sono comprata una gonna la lunghezza della quale è, per i miei standard, appena percettibile.
Oggi, mi accorgo che tradurre narrativa potrebbe decisamente essere la mia dimensione.
Brindo con un caffè a questa nuova consapevolezza.
Si aprono nuovi e inattesi spazi di vista.

venerdì 9 gennaio 2009

Voglio cambiare mestiere...

...voglio fare l'inventarista di zoo!
E voglio che quei piccoli cosi pelosi mi si appoggino al ginocchio con le zampette.
E voglio contare gli insetti con la biro.
Guardare per credere!

L'epifania della ghiaia

Non se ne poteva più di aspettare, e finalmente si è palesata nelle nostre vite la ghiaia!
Ora, non è che il mio equilibrio psico-fisico dipenda da due o tre camion di sassetti, ma pare proprio che quello del Marito ne risentisse assai. Lui è uno di quelli che quando inizia un lavoro lo deve finire immantinente (per questo - nonostante alcune intuizioni spesso geniali - non potrebbe mai fare il mio mestiere), quindi sventrare il fondo del capannone prima di Natale-jingle-bells e completare l'opera dopo la Befana-vestita-alla-romana per lui è stato uno stress non da poco.
Va da sé che per la di lui moglie (che sarebbe poi la scrivente) starlo a guardare mentre zampettava per casa a suon di quando-cazzo-arrivano-i-camion e vederlo attendere il 7 gennaio come neanche i pastorelli nel presepe è stata una certa franticatura di zebedei, quindi mi sono ridotta pure io ad attendere 'sti camion come gli ebrei nel deserto attendevano la Manna.
Orbene, pace raggiunta. Samsara concluso. Ghiaia stesa.




Adesso mancano solo cemento e pareti (per tacere dei due anni necessari a ristrutturare la casa), ma questo non diciamoglielo!

mercoledì 7 gennaio 2009

...quella strana sensazione...

A volte, nel consegnare un lavoro, ho provato un forte senso di liberazione: mi sentivo sollevata, perché quel libro - ammettiamolo - avevo cominciato a odiarlo, perché si era instaurato un rapporto malsano e simbiotico, di quelli che desideri tranciare con un taglio netto.
Altre volte, dal momento che un altro libro mi attendeva a ruota, non ho provato proprio alcunché, perché non ne avevo il tempo.
L'altra notte, o forse era l'altra alba, ero a letto e fissavo il buio. Mi sono visualizzata nell'atto di fare i soliti salti mortali per consegnare un testo, ho rivisto la fatica, la scadenza che si avvicina, ho sentito lo sforzo fisico e mentale, ho sentito il piacere derivante dal cliccare "invia".
E poi mi sono trovata a pensare "e poi?" (giustappunto).
Voglio dire: abbiamo presente cosa sta dietro al gesto di cliccare "invia"? Sì che ce l'abbiamo.
E cosa abbiamo in cambio? Un grazie. Poi dei soldi. Poi il nostro nome su un libro (che è sempre meglio di un dito in un occhio). Poi, di solito, un altro lavoro.
Sembra tanto, ma - oggi - il semplice e immediato ringraziamento che segue la separazione dall'amato/odiato file mi sembra niente.

lunedì 5 gennaio 2009

Nuova linfa al mio comodino

Per superare la crisi, mi sono affidata alla cara vecchia Sophie Kinsella, che mamma e papà hanno battezzato Madeleine Wickham. Non mi ha delusa. Romanzo facile, palatabile, intelligente pure. Uno di quelli che ti dispiace finire.

Poi, siccome alla chick-lit non c'è mai fine, mi sono data a questo:

caruccio, ancora in lettura, un po' gggiovane per una vecchia gallina come me, ma mi ricorda ciò che sarei potuta diventare se a vent'anni fossi stata più spensierata e mi fa sorridere identificare me e l'Amica con le protagoniste.
Fra l'altro è un gran bell'esercizio di traduzione, quindi complimenti ad Antonella Viale.
Last but not least...

opera traduttoria dell'ottimo Yako, che Mondadori praticamente costringe a leggere catturando il lettore fin dagli scaffali della libreria con una strepitosa grafica anni Cinquanta. Una volta acquistato sei intrappolato: la storia è avvincente, la voce narrante scoppiettante, la penna traduttoria felice, persino il font ha ritmo. Quindi attenzione, io ve lo consiglio caldamente, ma poi non venite a lamentarvi con me se state su la notte per leggerlo.

Non si può, sarebbe censura...

Strano concetto hanno gli amici americani della censura...su Facebook non si possono mostrare tette che allattanno, forse perché un gesto tanto naturale cozza contro lo sbandieramento di organi e parti anatomiche per uso commerciale, però si può inneggiare alla mafia: leggere per credere.

sabato 3 gennaio 2009

Le grandi manovre sono cominciate

Lediz end gentlemen,
ecco a voi l'avita magione cortilese (di fianco, di dietro e di fronte).
Un giorno guarderò queste foto e dirò mammamia com'era diversa!



per ora, abbiamo iniziato con scavi e terra ovunque
(una panoramica dell'aia vista dal primo piano della casa)

ché il Marito si deve occupare come prima cosa del capannone (da pavimentare e chiudere)

fateci gli in bocca al lupo!