lunedì 23 febbraio 2009

Non siamo liberi di ignorarlo

Ieri mattina alle nove e mezza, dopo due ore di stiratura (ché sono una brava casalinga), mi sono appanzata sul divano con il terzo caffè e ho avuto la malaugurata idea di accendere la tivvù. Gli speciali su SanRemo si sprecavano e me ne sono guardata uno alla ricerca, mio malgrado, di notizie sugli Afterhours. Ho scoperto che ha vinto Marco Carta, al cui confronto canoro io sono la Callas, che si è classificato terzo un Sal-qualcosa e che Povia è arrivato secondo. A coronamento di tutte le polemiche sulla sua canzone, hanno fatto sentire un pezzo del brano.
Ora, io ho solo due cose da dire: sono disgustata dal pan-berlusconismo imperante su tutti i canali tivvù italiani, e sono addolorata per come i media ci fanno passare un messaggio così inqualificabile in un contesto come questo, un contesto che, per forza, attira quantomeno la curiosità di tutti. In un'edizione del festival seguita da tanti giovanissimi in virtù della presenza dell'ex Amico defilippiano, si fa passare un messaggio come quello di Povia che, non pago di fare illazioni sulla guarigione dall'omosessualità, lascia anche intendere che il Luca della sua canzone stava con un uomo solo per il sesso, ma per essere felice ha dovuto trovarsi una donna.
Sentito questo, la mia mattina aveva già preso fuoco. Il Marito commentava aspramente dalla cucina, io mi sono limitata a spegnere la tivvù indignata.
Da ieri ripenso con dolorosa tristezza a quanta ragione ha il sempre acutissimo Wendell a scrivere un lungo e profondo post sul tema (lettura consigliata, unitamente alla geniale ironia dell'ottimo Yako ).

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