mercoledì 30 dicembre 2009

Il potere della musica e del cervello umano


Questa è stata la prima canzone che ho cantato al Bambino. Lui aveva forse qualche settimana, io di certo poca fantasia, e ho estratto dal mio scarso patrimonio musicale il primo brano disponibile.
A quattro anni di distanza, mi dice:
"Mi canti quella canzone che mi cantavi quando ero piccolo, così mi rilasso?"
E io:
"Quale?"
E lui:
"Che serà"
Io, allibita, comincio a cantare. E lui mi segue.
La comprensione del funzionamento del cervello umano richiede decisamente un atto di fede.

venerdì 25 dicembre 2009

Vecchi amici

Matrimoni e funerali, si sa, hanno almeno una cosa in comune: nella maggior parte dei casi i presenti vorrebbero essere altrove, ma l’etichetta impone la loro presenza. Ho partecipato a un funerale e, in barba alle statistiche, il mio cuore aveva accompagnato il mio corpo. Ed è stato un bene che fossero presenti entrambi, perché così ho potuto condividere il grande cuore comune con amici che non vedevo da una dozzina d’anni. Una dozzina d’anni e li chiami amici? Sì, li chiamo ancora amici, anche se i fili dei nostri rapporti si sono sciolti per sempre, anche se passeranno altri dodici anni prima che ci si riveda. Eravamo un bel gruppo, noi undici. Era la metà degli anni Novanta, e la vita ci aveva messi insieme perché potessimo darci tanto, sviscerare ogni singola piega del nostro essere, sostenerci e scontrarci, per poi lasciarci. Ognuno per la propria strada. A quel funerale eravamo cinque, non so se gli altri abbiano pensato ai sei che mancavano, io solo di sfuggita. Ed è giusto così. Abbiamo scambiato quelle poche parole che la situazione ci consentiva, però non sono state chiacchiere formali. Eravamo noi dodici anni dopo, ognuno con la propria vita, coi propri sospesi, col proprio disinteresse, anche. Però quando ci siamo abbracciati lo abbiamo fatto col cuore, non solo col corpo. Poi, ognuno è tornato alla propria vita, tre di noi continueranno a costruire il rapporto che non si è mai interrotto, gli altri due forse no, o forse sì. Ciò che conta è che ieri abbiamo ricordato che ciò che siamo stati non è andato perduto.

mercoledì 23 dicembre 2009

Il poltergeist dei ciucci


Due sere fa il Bambino ha detto addio al ciuccio. Così, semplicemente. Lo ha perso in casa (ogni tanto il marasma domestico ha un suo vantaggio). Noi stiamo a guardare l'evoluzione, dando fiducia a questo suo passo di crescita, fatto senza patemi, senza pianti né crisi. La prima notte ha faticato di più ad addormentarsi, è vero, sembrava fosse caduto in una pentola di caffè, è vero, ma tutto si è svolto in modo indolore.
Sono fiera di noi, lo dico senza falsa modestia. Sono fiera della fiducia che ha saputo infondergli il Marito. Sono fiera di averlo difeso davanti al mondo che da mesi gli ripeteva che era ora di smetterlo. Sono fiera di aver risposto, a chi diceva "Ancora col ciuccio?!", "Sempre meglio che una sigaretta, non crede?".
Tante volte mi sono rimproverata degli errori nel mio essere madre, errori che non nego di aver fatto (per esempio, lo svezzamento a sei mesi, troppo presto), ma oggi sono felice di aver lasciato che seguisse i suoi tempi, di non essermi fatta prendere dalla paura e dal dover seguire delle presunte regole universali.
Oggi so che ai figli bisogna dare fiducia e assecondarli, nei limiti del buon senso.
Oggi, più che mai, so che ci si deve ascoltare prima che ascoltare gli altri. I giudizi sono dietro l'angolo, ma possono restare dove sono.
Sorrido all'esistenza che ci ha fatto incontrare delle splendide maestre dell'asilo, che sanno accompagnare il Bambino nella crescita che fa con loro, che sanno spiegargli la pazienza e il bello di crescere.
Mi sento profondamente grata e commossa.

martedì 8 dicembre 2009

Per delicatezza

Il paragone è azzardato, lo so, ma in questo momento mi sto vivendo un lutto emotivo e, come in ogni lutto che si rispetti, sono circondata dall'eccessiva delicatezza della gente che, forse per pudore, forse per incuria, o peggio per comodo, mi lascia nel mio brodo, come si dice dalle mie parti. Certi distacchi, si sa, vanno rimuginati e metabolizzati in solitaria, ma un "come ti senti" di tanto in tanto non guasterebbe.

sabato 5 dicembre 2009

venerdì 4 dicembre 2009

Io non tremo, è solo un po' di me che se ne va...



Se penso a quante volte ho scritto questo post nella mia testa, mi viene da ridere al pensiero di non avere alcunché da dire adesso.
Credevo sarebbe stato un momento carico di emozione e di lacrime commosse, invece è un momento di grande gioia e rinnovamento, di un amore ancora più grande, libero da sovrastrutture vecchie di generazioni.
È strano come nessuno mi faccia domande, forse non saprei dare risposte, o forse non è così facile capire questo passaggio. E va pure bene così.