mercoledì 23 dicembre 2009

Il poltergeist dei ciucci


Due sere fa il Bambino ha detto addio al ciuccio. Così, semplicemente. Lo ha perso in casa (ogni tanto il marasma domestico ha un suo vantaggio). Noi stiamo a guardare l'evoluzione, dando fiducia a questo suo passo di crescita, fatto senza patemi, senza pianti né crisi. La prima notte ha faticato di più ad addormentarsi, è vero, sembrava fosse caduto in una pentola di caffè, è vero, ma tutto si è svolto in modo indolore.
Sono fiera di noi, lo dico senza falsa modestia. Sono fiera della fiducia che ha saputo infondergli il Marito. Sono fiera di averlo difeso davanti al mondo che da mesi gli ripeteva che era ora di smetterlo. Sono fiera di aver risposto, a chi diceva "Ancora col ciuccio?!", "Sempre meglio che una sigaretta, non crede?".
Tante volte mi sono rimproverata degli errori nel mio essere madre, errori che non nego di aver fatto (per esempio, lo svezzamento a sei mesi, troppo presto), ma oggi sono felice di aver lasciato che seguisse i suoi tempi, di non essermi fatta prendere dalla paura e dal dover seguire delle presunte regole universali.
Oggi so che ai figli bisogna dare fiducia e assecondarli, nei limiti del buon senso.
Oggi, più che mai, so che ci si deve ascoltare prima che ascoltare gli altri. I giudizi sono dietro l'angolo, ma possono restare dove sono.
Sorrido all'esistenza che ci ha fatto incontrare delle splendide maestre dell'asilo, che sanno accompagnare il Bambino nella crescita che fa con loro, che sanno spiegargli la pazienza e il bello di crescere.
Mi sento profondamente grata e commossa.

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