domenica 14 novembre 2010

Troppo onore, Mr. Hornby, troppo onore!

Sul mio comodino, così come sugli scaffali delle mie librerie, dimorano pile e pile di libri che compulsivamente acquisto e che, per ovvia mancanza di tempo, non leggo subito dopo l'acquisto. Accade dunque che mi ritrovi a leggere un libro comprato da tempo, senza ricordare il motivo che mi aveva spinto all'acquisto.
Leggo sempre molto volentieri Nick Hornby, quindi nel prendere in mano "Shakespeare scriveva per soldi" comprato - come mi dice la data che scrivo sempre sui libri non appena questi fanno il loro ingresso in casa mia - nel 2009, non mi sono domandata il perché avessi comprato questo volume.
L'altra sera l'ho capito.
A pagina 55 (e in quarta di copertina) leggo:
Il problema della lettura è che non finisce mai. L'altro giorno ero in una libreria a sfogliare un volume che si intitolava più o meno "I 1001 libri da leggere prima di morire" (e, senza far nomi, devo dire che il compito imposto dal titolo è impossibile per definizione, visto che almeno quattrocento dei libri indicati ucciderebbero comunque), ma da lettura nasce lettura - è proprio questo il punto, no? - e uno che non devia mai da un elenco prestabilito di libri è già intellettualmente morto
Faccio un salto nel letto (leggo solo prima di dormire, ormai) e in un attimo ricordo di me al supermercato che prendo in mano distrattamente il libro, lo giro, leggo la quarta e mi metto a ridere: quel libro l'ho tradotto (anche) io.
Come diceva Marilyn Monroe, non importa se se ne parla bene o male, l'importante è che se parli.
Quindi, grazie Mr. Hornby, troppo onore!

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